L’esperienza insegna

L’esperienza è l’insegnante più difficile, diceva Oscar Wilde, e come dargli torto? È l’unica che non ti avvisa, non ti dà dispense, non ti offre riassunti né la possibilità di copiare dal compagno. Ti prende per mano solo dopo averti buttato nel fango, e mentre tu cerchi di capire da che parte sia il nord, lei ti sussurra: “Bene, ora che hai toccato il fondo, possiamo cominciare davvero”. Ecco il bello e il terribile dell’esperienza: arriva sempre in ritardo, ma quando arriva, non te la scordi più. È la più severa delle maestre, eppure l’unica che non mente. L’esperienza ti mette davanti allo specchio e ti chiede: “Hai imparato o vuoi rifare l’errore con più stile?”. E tu, inevitabilmente, scegli la seconda opzione, perché l’essere umano è un eterno ripetente con la presunzione di essere un professore. Ma guai a sottovalutarla: ogni errore, ogni passo falso, ogni porta chiusa in faccia è una laurea invisibile. C’è chi la ottiene in gioventù, chi a cinquanta, chi invece continua a dare esami fino all’ultimo giorno — perché, a ben vedere, l’esperienza non si conclude mai, si rinnova continuamente, come una sottoscrizione annuale alla vita. A volte impariamo più da una delusione che da dieci successi, perché l’esperienza non si costruisce sugli applausi, ma sulle cadute. È lei che ti insegna a distinguere chi ti sorride da chi ti sta solo mostrando i denti. È lei che ti spiega che non tutto ciò che brilla è oro, e che a volte l’oro vero non brilla affatto. L’esperienza è quel manuale che scrivi a mano con le tue lacrime, le tue risate, le tue notti insonni e le tue improvvise epifanie del lunedì mattina. È la scienza dell’anima, il curriculum delle emozioni, la raccolta dei “mai più” che diventano puntualmente “ancora una volta, ma stavolta so come va a finire”. Certo, non è una maestra gentile. Ti fa sbattere contro i muri, ti costringe a chiedere scusa, ti toglie le certezze e ti regala dubbi con il fiocco sopra. Ma è proprio lì che cresci, quando capisci che l’esperienza non è ciò che ti accade, ma ciò che scegli di imparare da ciò che ti accade. Wilde lo sapeva bene: la vita non ti spiega le sue regole, te le fa vivere. Ti mette davanti all’amore per poi farti capire cosa significhi la perdita. Ti regala il successo solo per mostrarti che è fragile come un castello di carte. Ti spinge a fidarti e poi ti insegna che la fiducia è un lusso, ma anche una necessità. Ogni volta che crediamo di aver imparato tutto, l’esperienza ci coglie di sorpresa con un nuovo esame non programmato: “Domanda a risposta multipla: quanto sei disposto a cambiare?”. E lì, il più delle volte, barcolliamo. Ma è in quel barcollare che diventiamo vivi, presenti, umani. Chi non ha esperienza è come chi possiede una mappa senza mai partire. Chi invece ne ha troppa, rischia di diventare un cinico: e allora serve ironia, la spezia che rende l’esperienza digeribile. Perché ridere dei propri errori è il modo più elegante per accettarli. In fondo, la vita è un’aula che non chiude mai: si entra matricole e si esce — se si esce — un po’ più saggi, un po’ più ammaccati, ma con una collezione di aneddoti che valgono più di mille diplomi. L’esperienza è la risposta che arriva sempre dopo, ma che quando arriva, illumina tutto ciò che prima sembrava oscuro. È la voce che dice “te l’avevo detto” con un sorriso complice. È la carezza dopo la caduta, ma anche la mano che ti ha spinto giù per farti capire che sapevi volare. Forse è per questo che, alla fine, la ringraziamo: perché ci ha resi unici, imperfetti, autentici. Perché ci ha insegnato che ogni errore ha un senso, e che ogni ferita racconta un passo avanti. Wilde ci ha lasciato una verità scomoda ma liberatoria: prima l’esame, poi la lezione. Ma non è forse questo il segreto per vivere davvero? Entrare nel caos, sbagliare con passione, rialzarsi con grazia e, soprattutto, continuare a imparare con un sorriso ironico stampato in faccia. Perché in fondo, l’esperienza non è altro che la nostra biografia scritta a colpi di tentativi andati male e di successi inaspettati. Ed è proprio questa, la lezione più bella.

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